Crisi epilettiche

La terapia che io ho scoperto per le crisi epilettiche ha funzionato in un ospedale :

AUTORIZZO LA DOTTORESSA MEREU AD UTILIZZARE LA MIA TESTIMONIANZA IN QUALSIASI OCCASIONE

TESTIMONIANZA

Sono infermiera. L’anno scorso al lavoro ho assistito ad un bellissimo teatrino : una ragazza epilettica ricoverata da me ha iniziato a tremare dopo le cure igieniche e a ripetere che aveva paura paura paura, io non stavo dietro a queste due manifestazioni . Le operatrici addette alla sua assistenza la stavano invece vezzeggiando come un neonato (ha 46 anni ed è inerme come un neonato appunto) e coccolando per farla stare meglio. Non so cosa mi sia successo ma io ho detto loro di stare zitte , mi hanno guardato male subito ma io ho insistito < state zitte > ho detto .  Magicamente la crisi di paura è scomparsa dicendole che noi eravamo li è quindi lei non aveva il bisogno di fare così . Lei mi ha incendiata con lo sguardo per chè si è sentita , penso,  scoperta. Dopo un po’ “casualmente” l’operatrice chiama ancora me e mi dice di correre dalla ragazza: crisi epilettica franca , tremori bava alla bocca cianosi , pallida . Normalmente avrei chiamato il medico ma in quell’occasione in una frazione di secondo ho realizzato che potevo tentare quello che la dottoressa Mereu aveva detto durante la conferenza sulla terapia verbale alla quale  avevo partecipato il lunedi, precedente, sapevo che non avrei recato alcun danno , allora le ho detto di smetterla e che era bruttissima …nulla …allora  ho ripetuto : < alza la testa guardami e smettila non vedi come sei brutta????>

All’improvviso , e parlo di nemmeno un minuto , la ragazza è tornata rosea calma rilassata , mi ha guardato e mi ha chiesto se le avevo fatto la treccia io. L’ho rincuorata e le ho detto che non l’avevo pettinata io ma che era bellissima senza treccia ma con la coda .  Ora scrivendo capisco che si è sentita “pettinata” da me dalle mie parole dure ma efficaci . Sono rimasta un po’ stravolta dalla potenza delle mie parole ma molto felice…grazie dottoressa .

Da quella occasione in poi ho sempre cercato di ascoltare il ” pazientese ” in modo da capire quello che veramente la persona vuole farmi capire.

L’esperimento in doppio cieco

L’esperimento in doppio cieco serve per misurare l’efficacia del farmaco .

In uno studio in doppio cieco (double blind in inglese), né i pazienti né i medici sanno chi sta assumendo la cura sperimentale e chi il placebo. Le etichette dei farmaci e dei placebo portano dei codici, che vengono svelati solo alla fine dell’esperimento, o in caso di necessità.

Questo esperimento non mi ha mai convinto perché anche le persone che avrebbero  avuto effetti dal farmaco , poiché l’effetto placebo risiede nella coscienza della persona e pertanto non si può quantizzare nè misurare nè tantomeno individuare e prevedere , che ne sappiamo che anche il farmaco stesso non continui a funzionare come effetto placebo ? Come si può pretendere di ” misurarsi scientificamente ” con una coscienza ?

Siccome si agisce al cospetto di una coscienza , non si può fare un esperimento scientifico in tutti i casi , neanche cambiando i termini dell’esperimento perché  la coscienza non è prevedibile .